Mi trovavo nella sala di un cinema, al buio. Ero sola.
Avevo in mano un telecomando, con il quale gestivo lo schermo, sul quale non c'erano proiezioni cinematografiche, ma un collegamento a internet.
Navigavo, cercando uno stendibiancheria da soffitto.
Tra i vari articoli, uno in particolare ha attirato la mia attenzione: era una poltrona da camera, con funzione di portapigiama. Era in plastica rigida, e la base era a forma di busto umano, senza braccia. Esisteva la versione machile e quella femminile.
In pratica, al mattino, per evitare di spiegazzare il pigiama, una volta tolto, lo si sarebbe dovuto sistemare ordinatamente addosso al mezzo manichino, che fungeva anche da basamento per l'originale sedia.
Poi c'è stato un salto spazio-temporale, e mi sono trovata in una stanza, davanti ad un monitor. Guardavo delle immagini fisse, che mandavo avanti tramite un pulsante.
Erano dei disegni fatti a mano libera, da un uomo che aveva voluto rappresentare in quel modo i suoi sogni.
Aveva usato colori pastello, e le ambientazioni erano per la maggior parte bucoliche e comunque rasserenanti.
E in ogni immagine, immancabilmente, c'era l'uomo che finiva con il piantare un'accetta in mezzo alla testa di una donna, che appariva sempre con un'aria più stupita che spaventata, come se il gesto arrivasse all'improvviso.
Ad un tratto, nella stanza dove mi trovavo, si sono aperte le porte di un ascensore, e ne è uscita una ragazza che non conoscevo.
Mi ha salutata amichevolmente, ed è passata, come dovesse andare a sbrigare qualche faccenda.
Poi è tornata, e si è seduta sul tavolo dove si trovava il monitor. E' rimasta lì, a curiosare.
Le ho mostrato le immagini che tanto mi stavano colpendo, spiegandole di cose si trattasse.
Poi le ho domandato: "Ma tu, cosa pensi di un uomo che fa simili sogni?".
Lei ha risposto che sicuramente doveva avere qualcosa che non andava.
E io, ridendo, le ho detto "Ora capisco la perplessità che mostrano i miei amici quando racconto loro i miei sogni...".